la vita del santo

cenni agiografici su sant'oronzo

Oronzo nacque a Lecce verso l’anno 22 dopo Cristo (così narra l’agiografo Carlo Bozzi, nel suo libro, pubblicato nel 1672, dal titolo “I Santi Oronzo e Giusti Patroni di Lecce”: «Gesù era nato a Betlem da ventidue anni quando a Lecce vide la luce ORONZO… »), da famiglia assai nobile e fra le prime della
città. Suo padre, Publio, era tesoriere imperiale e provveditore generale delle milizie romane. Alla nascita, al piccolo, fu imposto il nome di Publio (come il
padre). Gelosi delle tradizioni familiari, i genitori si preoccuparono perché il giovane Publio crescesse in tutto degno degli antenati. Gli inculcarono quindi la rettitudine dei costumi, lo istruirono nelle lettere e nelle scienze e specialmente lo incamminarono allo studio della filosofia, in quel tempo assai fiorente a Lecce, introdottavi pochi anni prima da Ferecide Siro che insegnò la immortalità dell’anima. Sembrava un fanciullo predestinato e si distingueva dai suoi coetanei.
D’indole modesta, di carattere docile, di conversare amabile, di costumi puri, la sua vita era in netto contrasto con quella dei giovani del suo tempo. Non per questo il giovane Publio trascurava i doveri che la nobiltà dei natali da lui richiedeva.

Quando ebbe 35 anni, egli era succeduto al padre negli uffici già da lui esercitati ed era Censore degli Jugeri (appezzamenti terrieri, corrispondenti a circa un quarto dell’attuale ettaro, cioè 2.500 mq) e delle provvisioni militari della Legione Romana.
Verso l’anno 58 dopo Cristo, incontrò, lungo i lidi salentini, il corinzio Tizio (o Tito) Giusto (con molta probabilità, quello stesso Tizio Giusto di cui si parla in At 18, 7), naufrago, che lo convertì al cristianesimo.
Condotto, poi, da questi a Corinto, fu consacrato vescovo dall’Apostolo Paolo. Tornato in patria e scatenatasi la persecuzione di Nerone (64 d.C.), ne fu allontanato a motivo della sua fede.
Intraprese, così, un lungo viaggio missionario per le contrade di Puglia, che lo portò in molte località, fra cui Turi; qui, Egli, stando nella Grotta portò, per primo, l’inestimabile messaggio evangelico ai turesi.
Tornato a Lecce, fu condannato a morte, colpevole di “perduellio” (delitto di lesa maestà nella persona dell’Imperatore), offrendo suprema testimonianza a Cristo col sacrificio della vita, il 26 agosto dell’anno 68 d.C..
Di Oronzo abbiamo notizie, per iscritto, relative al culto ed al suo incessante patrocinio su Turi.

 Nella “Distinta Relazione sulla Grotta”, scritta il 29 maggio 1757 da alcuni sacerdoti turesi, viene riferito, tra l’altro, che Egli, apparso nel 1726 a fra’ Tommaso da Carbonara, indicò la Grotta come luogo privilegiato alla sua venerazione, con queste espressioni: “… dì al popolo di Turi… voglio che metta in venerazione questo mio luogo (la Grotta), perché qui è la mia casa…” . Nel 1731, il 12 aprile, il santo, che aveva preservato Turi dal rovinoso terremoto del 20 marzo dello stesso anno, ne fu proclamato Patrono. Il 22 giugno 1819, il Papa Pio VII approvò e concesse al clero di Turi la Messa e l’Ufficio Divino in suo onore.
Il popolo turese, nel 1851, fece costruire –quale ex voto per maggior esaltazione del suo Patrono– il Carro Trionfale. Quello attuale, 3° in ordine temporale, fu inaugurato, nel corso di una solennissima cerimonia, in piazza Silvio Orlandi, la sera del 25 agosto 1971.
Scriveva, per l’occasione, l’allora Sindaco di Turi, Prof. Matteo Pugliese (poi Diacono delle Chiesa di Cristo): “Simbolo di vita e di vittoria, il Carro è essenzialmente per i turesi sprone costante al progresso morale e civile, religioso e civico. Per noi e per i posteri, esso continui ad essere valido insegnamento di vita, sicché ogni generazione possa trarre la propria vita dal passato e possa proiettarla nel futuro”.
Dal 2019, quale prezioso retaggio dell’Anno Giubilare Oronziano 2018, Turi ha il privilegio di custodire alcune piccole particelle ossee della Reliquia del Santo, donate a questa comunità dall’Arcivescovo di Zara (Croazia), S. Ecc.za Rev.ma Mons. Želimir Puljić.